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Ricerca storica a cura di BONIFACIO DELLA ROCCA

Popoli nobilissima patria e popolosa, e forte per ogni via dove presso vengono i fiumi che fanno Pescara (Biondo da Forlì - MDLXIII)

Quattro miglia appresso è Popoli nobilissima e popolosissima terra cha ha titolo di Ducato, ella è fortissima per ogni via, sì per i fiumi che non si possono passare a guazzo, sì anco per le fortezze e braccia di muri che la guardano (Scipione Mazzella Napolitano, primo agosto 1586)

Non dimentichiamo il pane di Popoli che non la cede se non al solo di Teramo in tutta la Monarchia, e il cui impasto usavasi (secondo Plinio 1.18 c.10 s. 23) nell'antica Cartagine: e come l'articolo principale della ricetta è l'impasto del frumento nell'acqua pura (Michele Torcia - 1792)

Popoli è una delle terre più rispettabili della Provincia, e in più momenti de' nostri archivi viene onorata col nome di città e quindi non ho voluto defraudarla di tanto onore (Lorenzo Giustiniani - 1797)

Dell'Abruzzo Citra. Della Terra di Popoli: in una valle, cinta da fiumi, trovasi la terra di Popoli, la quale dai suoi terreni somministra abbondanti, e tenere ortolizie cose, fra le quali sono in eccellenza li finocchi e le lattuche. Nelle sue correnti acque non è scarsa la pesca delle trotte, delle tinche, dei capitoni, e delli gambari, come pure delle ranocchie, che sono grosse (Vincenzo Corrado Celestino - 1816)

Nell'agro Sulmonese per la via Claudio-Valeria si fa menzione da Plinio di un pago col nome Fabiano, dove nella stagione invernale era uso rifocillarsi le gelate piante colla irrigazione del fiume, che in termine patrio dicevasi tiepidare. Il passo del naturalista non è solo prezioso, perché ci suopre un nuovo pago taciuto da tutti gli altri geografi, quanto, perché ci spiega il metodo usato dagli antichi in agricoltura per preservare le piante dal gelo "Asperiora vina rigari utique cupiunt in Sulmonensi Italie agro, pago Fabiano, ubi et arva rigantur; mirumque herbae illa necantur, fruges aluntur, et rigus pro sarculo est. In eodem agro bruma, tanto magis si nives iaceant, geletve, ne frigus vites adurant, circumfundunt rignis, quod ibi tepidare vocant, memorabili natura in amne solo: sed item aestate vix tolerandi rigoris" (Plin. lib. XVII, cap. 26)

È ben noto che questa parte dell'odierno Apruzzo sia sofferta da frequenti tremuoti (Domenico Romanelli - 1819)

Lungo il fiume Pescara, che ne separa dalla parte opposta dalla II e III provincia, tutto è palude e stagno: le acque rodono i piè dei monti. Questo fiume dà il suo nome alla piazza ch'é a cavaliere di due provincie, ed è per breve tratto navigabile. Abbondano di limpide sorgenti d'acqua. In Popoli v'è un monte ricco di Petrolio (Francesco Fernandes - 1828)

FABIANUS PAGUS, così chiamavasi un piccolo contado in Italia, sul territorio di Sulmona in Abruzzo Citeriore. (Nuovo Dizionario Geografico Universale - 1828)

Alquanto aspra è la salita dalle vicinanze di Popoli sul di un ramo degli Appennini, motivo per cui i grandi carichi delle vetture da tiro, che vengono da' cammini di Solmona e di Pescara, sono obbligati a diminuir i pesi che sono diretti per Aquila. (Giuseppe Del Re - 1835)

Nel fondo della Valputrida sulla destra dell'Aterno che ivi prende denominazione di Pescara, sorge Popoli ragguardevole borgo murato, chiamato da alcuni città, e capoluogo del circondario omonimo. Fu già signorìa dei Cantelmi, dominatori un tempo di quella e di altre 22 terre o castella tra i fiumi Sangro e Pescara. E' resa importante la situazione di questo capoluogo da quattro vie carrozzabili che ivi si combinano. L'alveo della Pescara é profondo perché tufaceo, argilloso; perciò vennero a prodursi sotterranee cavernosità, nelle quali si perderono talvolta uomini ed animali nel gorgo. (Attilio Zuccagni Orlandini- 1844)

Popoli è distante 9 miglia da Sulmona e 27 da Aquila. La sua postura é una delle più pittoresche non solo dell'antico Sannio, ma di tutto il Reame di Napoli. Essa sorge nel fondo della Val Patrida, sulla destra del fiume Aterno, che ivi prende il nome di Pescara. (Cav. Don Ferdinando De Luca e Don Raffaele Mastriani - 1852)

Popoli, allo sbocco della gola in cui l'Aterno piglia il nome di Pescara, é uno dei mercati più attivi fra la costa dell'Adriatico e la regione montagnosa. Ne' tempi trascorsi la contrada di Popoli era perciò il centro del transito delle tre provincie Abruzzesi, detta quindi la chiave dei tre Abruzzi. Dalla regione di Popoli subiendosi tre valli: la prima a nord - ovest, accerchiata da aspre montagne, va rinserrandosi man a mano che s'inoltra verso Aquila ed il Gran Sasso; la seconda, a nord - est, forma la gola d'Intramonti e tende all'Adriatico; la terza, percorsa dal Sagittario procede verso Solmona; nei tempi trascorsi la contrada di Popoli era perciò il centro del transito delle tre provincie Abruzzesi per Napoli, detta quindi la chiave dei tre Abruzzi. (Gustavo Strattorello - 1899)

Popoli illustre castello dell'Abruzzo, posto sù l'amenissimo fiume Aterno, ora appellato Pescara: famoso per avervi lasciata la vita Muzio Sforza Capitano di chiarissima fama. Ha egli il suo primo nascimento nelle radici dell'Appennino presso Monte reale: e doppo essere per molti, e molti luoghi trascorso, accresciuto soprammodo dall'acque di altri fiumi, e da quelle, che così abbondevoli sorgono in Popoli, ivi cotanto ingrossa, che malagevolmente si può valicare. E da quel tempo il narrato luogo si é veduto continuare per legittimo retaggio con titolo di Contado in prima, poscia di Duchea nella famiglia Cantelma. (Lionardo Di Capoa, Vita di Andrea Cantelmo, Napoli MDCXCIII)

Il Conte Gio. Giuseppe Bonaventura, Conte di Popoli ottavo, e primo Duca di Popoli, "hebbe la possessione del Contado per morte del Conte Rostaino all'ultimo di Agosto 1515, ottenne amplissimo privilegio di confirmatione di tutto lo stato, & di poter celebrare ogni Lunedì il mercato à Popoli. (Historia della Famiglia Cantelma, composta dal Dottore Pietro Vincenti. Napoli MDCIV)

ANNALI CRITICO DIPLOMATICI DEL REGNO DI NAPOLI della mezzana età - Anno di Cristo 1095 - di P. D. ALESSANDRO DI MEO - NA MDCCCXIX
Caduto Ugone, forse Guglielmo Tassio, o Tasso, o Melle, grande e crudele invasore. Aveva egli in Penna il castello Loreto, ed in Valva il Castello Poperi, ed era in perpetua guerra co' suoi vicini. Indusse Giovanni Vescovo di Valva, dandogli una debole parte del Castel Poperi, e dargli la sola custodia della Torre Bettorita, ch'era del Vescovado, e la Torre dell'Isola di S. Clemente, per potervi passar sicuro coll'esercito, giurando, che compita la guerra co' Marsicani, che sarebbe in breve mano, restituirebbe tutto, e donerebbe l'intero Castel Poperi colle sue munizioni, e le pertinenze di S. Pelino, e di S. Clemente. Era papa Urbano II.

DA ROMA ALL'AQUILA E RITORNO LUNGO LA CLAUDIA VALERIA PER SULMONA E LA MARSICA NELLA PRIMAVERA DEL 1874 di JOHN AUGUSTUS CUTHBERT HARE
Alla lunga, dopo un valico faticoso, apparve ai nostri occhi la visione grandiosa della Maiella innevata e da allora iniziammo a scendere rapidamente a zig - zag fino a Popoli, una cittadina colpita dal terremoto e guardata dalle rovine del castello Cantelmi. La chiesa principale aveva una facciata assai interessante; essa risale al secolo XVII; é sormontata da una vecchia figura di S. Giorgio a cavallo, e da tempi più recenti ha un singolare rosone con rose più piccole ad ornamento e una terrazza con due enormi leoni. Una torre, costruita dai conti Resta della Marsica, finì mezzo interrata a causa di un terremoto. La tratta di linea ferroviaria da Pescara a Sulmona passa per Popoli e, poiché la città non è accogliente, siamo stati felici di rifugiarci nella stazione, dove c'é un eccellente caffé, fino a quando il treno ci ha portato con un piacevole viaggio di 1/2 'ora attraverso la valle di Sulmona. .... Siamo stati indotti a tornare ad Aquila al chiarore della luna, con una diligenza che parte da Popoli alle ore 7 p.m. e arriva alle 2 a.m. .

GIORNALE COSTITUZIONALE DEL REGNO DELLE DUE SICILE - marzo 1821 -
A Popoli si verificarono violenze dal 5 marzo al 4 aprile 1821. La gravità della situazione trovò puntuale assicurazione nel Giornale costituzionale del Regno delle due Sicilie alla data del 14 e 15 marzo 1821:
14 marzo 1821: Lettere pervenute da Chieti con la data del dì 10, e da Popoli con quella degli 11, assicurano che il nemico non era in quei siti. P.S. Il telegrafo ha questa mattina annunziato che gli Austriaci sono giunti in piccol numero sui confini: s'ignorava se fossero arrivati sino all'Aquila.
15 marzo 1821 Le ultime nuove del secondo corpo di esercito recano che le gole di Popoli sono tuttavia libere; che i marescialli di campo Russo e Montemajor, ed il colonnello Maathond concentrano le loro forze in Solmona.

EXURSIONIS IN THE ABRUZZI AND NORTHERN PROVINCES OH NAPLES 1837, RICHARD KEPPEL CRAVEN
La città di Popoli sta alla base della montagna; tutta la valle, riccamente coltivata, abbondantemente irrigata e ingentilita da importanti paesi in parte arricchiti da grandi boschi, si estende per la lunghezza di circa tredici miglia e per una larghezza da 4 a 8 miglia.
Ai piedi della montagna, vicino al ponte, su cui si entra nella città di Popoli, è stata eretta una fontana dall'acqua abbondante, il disegno e la scultura della quale dimostrano gusto e perizia. Questa è alimentata da vari ruscelletti che scorrono da burroni laterali e aggiungono in questo luogo il loro contributo all'Aterno, già arricchito e ingrandito dai numerosi corsi d'acqua che irrigano la valle di Sulmona, e poi in esso confluiscono.
Essi sono il Gizio, che nasce dall'estremità meridionale, che riceve il più piccolo Vella appena sotto Sulmona, e dopo il Sagittario, un abbondante fiume che scende dalla montagna. A circa un miglio a sud di Popoli un altro abbondante ruscello, senza nome, sgorga da alcune rocce vicino al lato della strada e si unisce all'Aterno entro lo spazio di poche centinaia di metri; nella città stessa una più grande quantità di acqua si versa in esso da un corso d'acqua di egual grandezza, la cui sorgente è sole a un miglio di distanza, sotto la catena di montagne che forma il confine settentrionale del piano.
Questo corso d'acqua, così mi assicurarono alcuni contadini, il Pescara, nome che a Popoli viene dato all'Aterno, che poi lo conserva fino al suo finale sbocco nell'Adriatico. Perciò non c'è da sorprendersi se, sotto il ponte già ricordato, esso ha l'apparenza di un fiume profondo, rapido e possente, che scorre nella sua cupa maestà sotto i salici, tra due argini coperti di giunchi. Popoli conta circa quattromila abitanti e ha l'aspetto industrioso e attivo che conquista a prima vista la simpatia del viaggiatore. Probabilmente ciò è dovuto alla sua posizione di grande arteria di traffico non solo tra Sulmona e l'Aquila, ma egualmente fra quelle due città e Chieti, capitale della vicina provincia, e le coste e i porti del mar Adriatico. Essa ha una bella piazza e grandi case, fra le quali si deve notare un grande palazzo ora in rovina, una volta residenza e di quelli delle famiglia Cantelmo, i Duchi di Popoli, i più ricchi e influenti nella provincia.
Sotto altri rispetti, la città non offre niente di notevole, eccetto la sua felice posizione, il pastorale carattere transalpino dei suoi dintorni, la bella veduta della vallata sui cui domina, e la singolare e bassa torre circolare, senza porte né finestre, che sta alla sua estremità occidentale, presso un altro ponte sull'Aterno. Nessuno riuscì a darmi notizie storiche su questa costruzione, tranne che essa era cosa antica; né potei ottenere una spiegazione più soddisfacente delle parole Resta, Resta, profondamente scolpite a grandi caratteri in una pietra quadrata posta su un muro esterno, a circa metà della sua altezza dal suolo.
A Popoli trovai una locanda migliore di quante ne vidi fin dalla mia partenza dalla capitale, ed eccezione di quella dell'Aquila; fra i piatti ben preparati ebbi l'opportunità di giudicare la varietà e l'eccellenza del pesce fornito dai suoi corsi d'acqua prima descritti, fra i quali il Pescara tiene il primo posto. Lasciando Popoli per le coste del mare, questo fiume non viene riattraversato, ma la strada si dirama dal centro della città e immediatamente raggiunge i suoi argini, a breve distanza dai quali continua per il resto della giornata di viaggio. La sterile e ripida catena di rocce, che s'erge nell'uno e nell'altro lato, lasciando appena lo spazio per la strada e per il Pescara, mette in evidenza che solo in seguito a una violenta convulsione della natura circostante si è creato un passaggio così stretto. Il passo porta il nome di Intermonti.

Popoli, 26 aprile 1848
Dall'ora in cui le provincie Lombardo-Venete si scossero, e indissero guerra allo straniero dominatore, gl'Italiani tutti ebbero fede che questi fuggir dovesse alla purfine dalla terra non sua, fatta per lui campo di miseria e d'infamia, da ricca e gloriosa che era. Ma ne' giorni passati, tal fede negli abitanti di questo Comune addivenne morale certezza, in vedere le nostre milizie piene di bello ardire, confidenti nella santa causa dell'Italiana indipendenza, percorrere col desiderio il momento fortunato in cui anch'esse potranno con le forze concorrere alla cacciata dell'aborrito straniero. Per la qual cosa i giorni 21 22 23 24 e 25 del corrente furono qui giorni di festa. Nel 21 il 1° battaglione del 7° di linea proveniente da Navelli, circa mezzodì entrava in questa città in mezzo ad una folla di popolo uscito ad incontrarlo, salutato dalle grida, che oggi e sempre avranno eco gradita ne' petti d'ogni uomo d'Italia. Ed il maggiore San Martino mosso da tali dimostrazioni, nell'ora del riposo che qui fece la truppa, mentre ogni soldato incontrava ne' cittadini un amico, faceva dalla bandiera dell'esercito portata dalla compagnia granatieri, accompagnata dalla banda, fare il giro del paese: e poscia congiunta con quella della Guardia Nazionale con un drappello di questa, unitamente percorrere le file de' soldati. Quali sentimenti, quale entusiasmo in quell'ora destossi, in quali espressioni di fede, di speranze e di patria carità si proruppe, non è facile il dirlo - Lo stesso seguì ne' giorni 22 23 24 nel soggiorno che qui fecero i due battaglioni del 9° di linea, vedendo come questi, tornati da poco dalla sciagurata guerra di Sicilia, corressero animosi a pugne più giuste - Jeri poi rimasero qui, e questa mane sono partiti, salutati e festeggiati benanche, Artiglieria, Treno, Zappatori. Giustamente a quest'armati, massime alla nostra artiglieria, dassi il primato in Italia, quando vengon comandati da giovani uffiziali caldi di amo patrio, istruiti, gentili, bramosi di gloria; essi non possono non ispirare fiducia. E se non fosse già troppo lunga questa mia lettera, ben altro di loro direi.
Il Sindaco Gennaro Zecca

CITTADINI DI POPOLI!
Io vi ho sempre reputati generosi e veri Italiani, prodi e forti Abruzzesi, inoltrati nella civile educazione così per l'indole vostra, come per la topografica e commerciale situazione. Nè io vorrei temere che poteste non corrispondere al mio concetto; comunque mi vada per avventura accorgendo di certa vostra scissura per qualche ambizione e per vana gelosia che punzecchia il cuore degli uomini. Voi non ancora giugnete ad organare la guardia nazionale a riunirvi con calma ed amor fraterno per venire alla elezione degli uffiziali e sottuffiziali. Spogliatevi delle passioni che non son degne di voi, sopprimete ogni spirito di parte, senza che, no non si diviene degno di pratica rigenerazione. Il vero cittadino liberale, il figliuol vero della patria, è soltanto colui che si offre per primo a servirla, l'ultimo a chiederne ricompense ed onori.
Riunitevi adunque, e sollecitamente, voi che siete stati deputati a comporre questo presidio cittadino; tenete a modello la città capo della provincia; e lasciate libero il voto anche per l'ignorantello; perché, rimosso in tal modo l'indugio, e posto mente esser dell'utile pubblico ed individuo di scegliere a capi della guardia persone di prudenza, di sentimenti liberali, amanti della patria, e rivestiti di ogni altra qualità corrispondente ai gradi, non potrà sicuramente nella elezione medesima intervenire errore ed inganno.
Cittadini di Popoli! Questo tratto di vostra docilità, a nome della patria, dello stato Napolitano, della nazione Italiana, dimanda da voi un cittadino che vi ama, un cittadino che voi dite amare.
L'Intendente MARIANO D'AYALA
(Giornale costituzionale dell'Intendenza, sabato 27 maggio 1848, N. 27)

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